“Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha? Vi siete mai chiesti se l’uomo esiste? Dio creò l’uomo a sua immagine… È bello: Schloime a immagine di Dio. Ma chi l’ha scritta questa frase nella Torah? L’uomo. Non Dio, l’uomo. L’ha scritta senza modestia, paragonandosi a Dio. Dio forse ha creato l’uomo, ma l’uomo, l’uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso… L’uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio… Noi non amiamo e non preghiamo Dio, ma lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti: cosa ci importa di Dio per come è? Ci preoccupiamo solo di noi stessi.
Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo.”
[Anziano 1: Ci hai capito niente tu?
Anziano 2: Sì tutto. Dio non sa se l’uomo esiste.]
Se prendessi le ali vermiglie dell’aurora/ Avrei una casa all’estremo confine del mare.
Questo, voleva! Vedere tutte queste cose: il sole che fiammeggiava sulle acque pallide, i bianchi gabbiani, gli scogli grigi e le rimesse per le reti da pesca al di là del fiordo dove si specchiavano così nitidamente. Voleva vedere tutte le cose che amava, e stendere la mano come per accarezzarle. “Penso che starò qui tutta la notte” disse, “fino al sorgere del sole. Per guardare il rosso dell’aurora.”
I couldn’t have spoken like this yesterday, because when we’ve been apart, and I’m looking forward to seeing you, every thought is burnt up in a great flame. But then you come; and you’re so much more than I remembered, and what I want of you is so much more than an hour or two every now and then, with wastes of thirsty waiting between, that I can sit perfectly still beside you, like this, with that other vision in my mind, just quietly trusting it to come true.
Edith Wharton, The Age of Innocence (via bookmania)
I think that the kind of pleasure I would consider as the real pleasure would be so deep, so intense, so overwhelming that I couldn’t survive it. I would die.